Potrei pronunciare mille parole, ma il mio sarebbe soltanto svilire la Musa che ha concesso il dono di formularle.
Potrei urlare, invece, o demolire.
Potrei bere, inondando d'alcol le vene fino a quasi far scomparire il sangue.
Potrei fare mille altre cose.
E invece no.
Osservo. Attendo.
Non esiste furia. Non esiste rabbia.
Dubbio.
Solo dubbio.
Non spiego e non capisco, significati che scompaiono e vite che frantumano.
Gesti e piccolezze che si trasformano in bassezze.
Il genio tre desideri li esaudisce. Gli uomini non riescono neppure ad esaudirne due.
Parole.
Ed allora mi godo la bonaccia, occhi al cielo, nuvole in movimento.
Una leggera brezza accarezza, l'ancora gettata.
Sogno, e immagino di comprendere.
Ma il risveglio coglie e continui a non capire un cazzo.
Mah.
Intanto preparo lo zaino, è ora di partire.
sabato 28 maggio 2016
lunedì 11 aprile 2016
Shit happens
Quante cose sono cambiate dal mio ultimo post.
Tante, troppe.
Alcune per il bene, una in particolare per il peggio.
Oh, diamine. Decisamente per il peggio.
Percorro la mia strada senza la presenza che, da sempre, mi dava forza e coraggio: mio padre.
Non mi ha abbandonato, no, non lo avrebbe mai fatto. E' semplicemente andato a preparare quel posto nel quale tutti i giusti andranno.
Almeno così mi racconto. Almeno così credo.
Non mi interrogo troppo sulla fede, preferisco abbandonarmi ad una cartesiana fiducia.
Intanto proseguo, le dita continuano a battere sui tasti, scrivo ancora.
Non romanzi, non sceneggiature.
Scrivo esperienze che altri traducono in stringhe di codice e immagini. Una sorta di regista di 'sto gran cazzo.
E allora che ci faccio ancora qui su questo blog, così anonimo ma fottutamente personale, a scrivere minchiate senza neppure una chiara direzione?
Non lo so, forse è solo dannatamente terapeutico.
Non ho più la mia penna, non mi esprimo più come un tempo, forse per via dell'incidente. Avrò perso dei pezzi, mi dico spesso, qualche neurone deve essere rimasto attaccato in quel SUV tra il New Jersey e la Pennysilvania.
Cazzo, ho perso un sacco di pezzi.
Non ho più la musa, questo è certo. La mia musa è sparita, volubile e infantile.
La musa è una puttana che non inseguo.
Lascio il mondo scivolare, e di arte e poesia forse frega più poco: l'amore romantico, l'amor cortese, la poesia di attimi dannati, alla fine, è una gran cazzata.
Si, Lucien, anche tu non hai capito un cazzo.
E adesso?
Cazzo ne so, domani è un altro giorno.
Tante, troppe.
Alcune per il bene, una in particolare per il peggio.
Oh, diamine. Decisamente per il peggio.
Percorro la mia strada senza la presenza che, da sempre, mi dava forza e coraggio: mio padre.
Non mi ha abbandonato, no, non lo avrebbe mai fatto. E' semplicemente andato a preparare quel posto nel quale tutti i giusti andranno.
Almeno così mi racconto. Almeno così credo.
Non mi interrogo troppo sulla fede, preferisco abbandonarmi ad una cartesiana fiducia.
Intanto proseguo, le dita continuano a battere sui tasti, scrivo ancora.
Non romanzi, non sceneggiature.
Scrivo esperienze che altri traducono in stringhe di codice e immagini. Una sorta di regista di 'sto gran cazzo.
E allora che ci faccio ancora qui su questo blog, così anonimo ma fottutamente personale, a scrivere minchiate senza neppure una chiara direzione?
Non lo so, forse è solo dannatamente terapeutico.
Non ho più la mia penna, non mi esprimo più come un tempo, forse per via dell'incidente. Avrò perso dei pezzi, mi dico spesso, qualche neurone deve essere rimasto attaccato in quel SUV tra il New Jersey e la Pennysilvania.
Cazzo, ho perso un sacco di pezzi.
Non ho più la musa, questo è certo. La mia musa è sparita, volubile e infantile.
La musa è una puttana che non inseguo.
Lascio il mondo scivolare, e di arte e poesia forse frega più poco: l'amore romantico, l'amor cortese, la poesia di attimi dannati, alla fine, è una gran cazzata.
Si, Lucien, anche tu non hai capito un cazzo.
E adesso?
Cazzo ne so, domani è un altro giorno.
venerdì 28 febbraio 2014
Una notte come tante
CAPITOLO 2
LAURA
LAURA
TORINO -GIOVEDì ORE 22, ZONA INDUSTRIALE
I fuochi bruciavano nella notte proiettando ombre danzanti sulle pareti grigie dei capannoni. Il freddo mordeva già le ossa di cosce avvolte di rete e culi resi ancora più sodi dagli schiaffi del gelo.
L’ultima delle sue compagne salì su di una piccola utilitaria, una fiat punto con il suo bagaglio di ormoni frustrati e scopate mancate del Signor Rossi di turno, lasciandola sola.
Per quanto fosse normale trovarsi come un cane abbandonato, non riusciva ad abituarvisi. La notte è un brutto posto in cui trovarsi se fai il mestiere più antico del mondo.
Quello era il mondo di Laura, una battona come tante, giovane quanto bastava per lavorare ma troppo vecchia per sperare in una vita migliore. Vita migliore di cosa, poi? Faceva bei soldi, tutto sommato. Sicuramente più della sua amica che si rompeva la schiena pulendo scale di un ospedale in subappalto di un subappalto. E poi era tutto esentasse, solo un pappone a prenderle il 30%. Meglio del 70% che si sarebbe preso lo Stato con un lavoro, come dire, più “rispettabile”.
Si accese una sigaretta avvicinandosi ad un bidone incendiato, a scaldarsi la figa per il prossimo cliente. Un vecchio trucco del mestiere tramandato da generazioni. Forse dalla creazione stessa del mondo.
Una berlina nera squarciò l'asfalto con fari allo xeon, avanzando lentamente lungo la strada come una pantera a caccia della sua preda. Laura tirò una boccata lunga e profonda dalla sigaretta, lasciando un'impronta rossa e appiccicosa sul filtro. Inarcò le sopracciglia, intenta a studiare il nuovo arrivato. Macchinoni del genere non capitavano spesso da quelle parti, e quando lo accadeva un simile evento si trattava sempre di qualche cliente alla ricerca di una cavalcata al pelo o una donna da picchiare per qualche centinaia di euro. Con tutti quegli anni passati sulla strada aveva comonciato a pensare che sanità mentale e denaro fossero, in qualche modo, inversamente proporzionali.
E poi quei tizi che puzzano di colonia da 200 euro e vestiti con abiti sartoriali le stavano sulle palle, con quella loro aria da padroni del mondo. Poi, la inquietavano. Le chiedevano cose strane, cose che non ti aspetteresti da gente... normale. Laura preferiva le persone comuni, quella che puzzavano di sudore e si concedevano una sana e normale scopata con una disposta a dargliela senza troppe paranoie, capace di far sentire uno stallone da monta anche il più insignificante degli uccelli. Lei non chiedeva neppure l'orgasmo, non era lì per questo. Come un erogatore di piacere, inserisci il cash ed ottieni il prodotto. Semplice e lineare.
E poi quei tizi che puzzano di colonia da 200 euro e vestiti con abiti sartoriali le stavano sulle palle, con quella loro aria da padroni del mondo. Poi, la inquietavano. Le chiedevano cose strane, cose che non ti aspetteresti da gente... normale. Laura preferiva le persone comuni, quella che puzzavano di sudore e si concedevano una sana e normale scopata con una disposta a dargliela senza troppe paranoie, capace di far sentire uno stallone da monta anche il più insignificante degli uccelli. Lei non chiedeva neppure l'orgasmo, non era lì per questo. Come un erogatore di piacere, inserisci il cash ed ottieni il prodotto. Semplice e lineare.
Laura girò le spalle alla vettura, cominciando a passeggiare. Decisamente non le piaceva esser sola.
venerdì 5 ottobre 2012
La mia libertà
Libertà
Puzza di asfalto, la mia libertà.
Sa di cenere, bruciato ed ozono.
Ha il sapore dei chilometri, della distanza che riesco a mettere tra me e me stesso.
Non solo dal resto del mondo.
E' arte della fuga, la mia libertà, un equilibrio instabile, la corda di un funambolo sospesa tra due grattacieli.
Ondeggia, questa mia libertà.
E' l'aria che mi riempie i polmoni, è il soffocare della sua assenza.
Un tuffo da una scogliera quando le vertigini sono l'unica cosa che sento.
E' lanciare quella dannata monetina, la mia libertà, fottermi la testa tirando croce.
Gioca d'azzardo, questa mia libertà.
E' che non me ne frega niente, la mia libertà, l'arte di volare in alto
Finché il cuore batte ed il cervello non si perde un colpo.
Canta un vecchio pezzo dei Queen, la mia libertà, don't stop me now.
I am an atom bomb about to woo woo woo woo explooooooodeee!
E brucia tra le stelle, questa mia libertà, diretta al Sole.
E brucio anch'io.
Non ha una morale, la mia libertà, è un rigurgito di dignità.
Urla il pianto isterico d'un bimbo e le grida di una folla, questa mia libertà.
E' fischi di proiettili vaganti e manganelli, ha il volto di mio nonno.
E' la vita incandescente.
E' il lamento.
E' la pace.
E' la rabbia.
E' il mio futuro.
E' la mia vita.
E' la mia morte.
E' il mio taglio.
E' il mio strappo.
E' mia la cicatrice.
E' che non me ne frega un cazzo.
E' soltanto mia, questa libertà.
Puzza di asfalto, la mia libertà.
Sa di cenere, bruciato ed ozono.
Ha il sapore dei chilometri, della distanza che riesco a mettere tra me e me stesso.
Non solo dal resto del mondo.
E' arte della fuga, la mia libertà, un equilibrio instabile, la corda di un funambolo sospesa tra due grattacieli.
Ondeggia, questa mia libertà.
E' l'aria che mi riempie i polmoni, è il soffocare della sua assenza.
Un tuffo da una scogliera quando le vertigini sono l'unica cosa che sento.
E' lanciare quella dannata monetina, la mia libertà, fottermi la testa tirando croce.
Gioca d'azzardo, questa mia libertà.
E' che non me ne frega niente, la mia libertà, l'arte di volare in alto
Finché il cuore batte ed il cervello non si perde un colpo.
Canta un vecchio pezzo dei Queen, la mia libertà, don't stop me now.
I am an atom bomb about to woo woo woo woo explooooooodeee!
E brucia tra le stelle, questa mia libertà, diretta al Sole.
E brucio anch'io.
Non ha una morale, la mia libertà, è un rigurgito di dignità.
Urla il pianto isterico d'un bimbo e le grida di una folla, questa mia libertà.
E' fischi di proiettili vaganti e manganelli, ha il volto di mio nonno.
E' la vita incandescente.
E' il lamento.
E' la pace.
E' la rabbia.
E' il mio futuro.
E' la mia vita.
E' la mia morte.
E' il mio taglio.
E' il mio strappo.
E' mia la cicatrice.
E' che non me ne frega un cazzo.
E' soltanto mia, questa libertà.
martedì 28 agosto 2012
Non è riciclare
Non è riclare, è che mi piace davvero tanto ed allora ho dovuto... è stato più forte di me...
Ancora una coppa, Splendore?
Su, non è poi così forte...
Avrei voglia di ballare, se solo le mie ginocchia non tremassero, due Giuda cartilaginei pronti a far perdere l'equilibrio...
Buffo, vero?
Sei meravigliosa quando sorridi.
E contagiosa.
Avrei dovuto bere un po' meno, hai ragione...ma che importa, in fondo?
No, non guiderò affatto, passeggeremo lungo il Po, in equilibrio precario forse, con solo i rumori della notte!
Lo voglio!
Ti offro il mio braccio, Splendore, sarò il tuo cavaliere.
Ammesso che riesca ad alzarmi.
Noo, non ridere! Non sei mica messa meglio, vorrò proprio ridere guardando tutto quell'alcool camminare su quei tacchi!
Dai, su...reggiti a me...non così, cadiamooo!
Mi farai morire! Signorina, sei una falsa magra! Almeno l'atterraggio è stato morbido?
Il mio stomaco ti ringrazia, bestiaccia.
Potrei mangiarti qui, adesso, se non la dovessi smettere immediatamente di ridere!
Dai, lo sai che impazzisco quando vedo quelle guance rosse, quelle fossette!
Smettila, o non riuscirò a controllarmi.
Sei in crisi, come ti fermo?
Ahhh, stupidina!La gente ci guarda come fossimo due idioti, su, rimettiamoci in piedi!
No, non fare il peso morto, sto in piedi per scommessa anche io!
Non tirare!
Ahi, di nuovo con il culo a terra.
E tu che ridi più di prima.
Sono indeciso: ti uccido o ti bacio?
Opterò per la seconda.
...sei così bella quando ridi!
Ancora una coppa, Splendore?
Su, non è poi così forte...
Avrei voglia di ballare, se solo le mie ginocchia non tremassero, due Giuda cartilaginei pronti a far perdere l'equilibrio...
Buffo, vero?
Sei meravigliosa quando sorridi.
E contagiosa.
Avrei dovuto bere un po' meno, hai ragione...ma che importa, in fondo?
No, non guiderò affatto, passeggeremo lungo il Po, in equilibrio precario forse, con solo i rumori della notte!
Lo voglio!
Ti offro il mio braccio, Splendore, sarò il tuo cavaliere.
Ammesso che riesca ad alzarmi.
Noo, non ridere! Non sei mica messa meglio, vorrò proprio ridere guardando tutto quell'alcool camminare su quei tacchi!
Dai, su...reggiti a me...non così, cadiamooo!
Mi farai morire! Signorina, sei una falsa magra! Almeno l'atterraggio è stato morbido?
Il mio stomaco ti ringrazia, bestiaccia.
Potrei mangiarti qui, adesso, se non la dovessi smettere immediatamente di ridere!
Dai, lo sai che impazzisco quando vedo quelle guance rosse, quelle fossette!
Smettila, o non riuscirò a controllarmi.
Sei in crisi, come ti fermo?
Ahhh, stupidina!La gente ci guarda come fossimo due idioti, su, rimettiamoci in piedi!
No, non fare il peso morto, sto in piedi per scommessa anche io!
Non tirare!
Ahi, di nuovo con il culo a terra.
E tu che ridi più di prima.
Sono indeciso: ti uccido o ti bacio?
Opterò per la seconda.
...sei così bella quando ridi!
venerdì 17 agosto 2012
Life on Mars
Oggi posso scirvere quello che desidero per il mero gusto di farlo.
Ho voglia di giocare.
Con le parole, con i sensi, con le emozioni.
Le mie.
One week novel.
Comincia oggi, cavalcando la sbronza di caracasario, con il rum che ancora mi scorre nelle vene e l'aspro di vomito e limone ancora in bocca.
Non puzzo più di fumo, ma posso passare le dita tra qualche millimetro di capelli d'istrice sentendomi hard boiled, uno di quelli che con i tatuaggi non si scava la pelle, ma si impreme il cuore.
Ma anche il fegato e le palle.
Il traguardo dei trenta è un po' come essere alla maratona di New York, superato appena il 15esimo Kilometro, il momento in cui hai preso il ritmo, ma ti chiedi che cazzo tu stia davvero facendo.
Oggi sono un Creative Director.
Mi guardo indietro e vedo uno stronzo con la mia faccia, vestito come un pinguino, intento a correre con una 24h nella mano, il nasino come il Monte Bianco e la faccia come il culo di una scimmia intenta a scrivere "Sonetto XVIII". Shall I compare thee to a Summer day.
Ahah.
Sono un pescatore, e la mia barca è in tempesta.
Un giorno sì e l'altro pure. navigo in una vasca da bagno, e mi diverto a far le ondine con le mani. Divertente. per scrivere devi farti male.
Solo per il puro gusto di farlo.
Sono un cowboy
Gira il tamburo. Arma il cane. Se t'azzardi a dire "baui" ti prometto che ti rompo la faccia.
Bang.
Cazzo, non hai l'aria di Calamity Jane.
Bang Bang.
Vuoi un mitra?
Bang Bang Bang.
Ehy, avevi sei colpi.
Mo' t'attacchi.
Perchè io sono io.
E si fotta il resto.
Ho voglia di giocare.
Con le parole, con i sensi, con le emozioni.
Le mie.
One week novel.
Comincia oggi, cavalcando la sbronza di caracasario, con il rum che ancora mi scorre nelle vene e l'aspro di vomito e limone ancora in bocca.
Non puzzo più di fumo, ma posso passare le dita tra qualche millimetro di capelli d'istrice sentendomi hard boiled, uno di quelli che con i tatuaggi non si scava la pelle, ma si impreme il cuore.
Ma anche il fegato e le palle.
Il traguardo dei trenta è un po' come essere alla maratona di New York, superato appena il 15esimo Kilometro, il momento in cui hai preso il ritmo, ma ti chiedi che cazzo tu stia davvero facendo.
Oggi sono un Creative Director.
Mi guardo indietro e vedo uno stronzo con la mia faccia, vestito come un pinguino, intento a correre con una 24h nella mano, il nasino come il Monte Bianco e la faccia come il culo di una scimmia intenta a scrivere "Sonetto XVIII". Shall I compare thee to a Summer day.
Ahah.
Sono un pescatore, e la mia barca è in tempesta.
Un giorno sì e l'altro pure. navigo in una vasca da bagno, e mi diverto a far le ondine con le mani. Divertente. per scrivere devi farti male.
Solo per il puro gusto di farlo.
Sono un cowboy
Gira il tamburo. Arma il cane. Se t'azzardi a dire "baui" ti prometto che ti rompo la faccia.
Bang.
Cazzo, non hai l'aria di Calamity Jane.
Bang Bang.
Vuoi un mitra?
Bang Bang Bang.
Ehy, avevi sei colpi.
Mo' t'attacchi.
Perchè io sono io.
E si fotta il resto.
mercoledì 18 aprile 2012
Wow...
Ho abbandonato i lidi digitali del mio blog da oltre un anno nonostante l'essermi ripromesso di ricominciare a tingere di macchie di pensiero queste pagine.
Dannato facebook e si fotta chi lo ha inventato, rendendo la mia comunicazione un cazzo di twitter.
L'aspetto positivo è che 140 caratteri sono più che sufficienti per un VAFFANCULO ben strutturato ed organizzato.
Già, l'insulto é un arte sottile, richiede precisione chirurgica, un taglio netto nella coniugazione del verbo, nella selezione del giusto aggettivo, nella creazione di una sintassi magra, asciutta, scarna, essenziale.
Ah, come pulirsi il culo con la seta. Ok, questa l'ho rubata da un film.
Scrivo quasi per caso, ma non perchè non scriva affatto, no.
Scrivo, eccome.
Solo che scrivo altrove. Ed è una grande stronzata.
Mi manca il blog, questo piccolo pezzo di universo tascabile del quale sono il re.
Ho abbandonato i lidi digitali del mio blog da oltre un anno nonostante l'essermi ripromesso di ricominciare a tingere di macchie di pensiero queste pagine.
Dannato facebook e si fotta chi lo ha inventato, rendendo la mia comunicazione un cazzo di twitter.
L'aspetto positivo è che 140 caratteri sono più che sufficienti per un VAFFANCULO ben strutturato ed organizzato.
Già, l'insulto é un arte sottile, richiede precisione chirurgica, un taglio netto nella coniugazione del verbo, nella selezione del giusto aggettivo, nella creazione di una sintassi magra, asciutta, scarna, essenziale.
Ah, come pulirsi il culo con la seta. Ok, questa l'ho rubata da un film.
Scrivo quasi per caso, ma non perchè non scriva affatto, no.
Scrivo, eccome.
Solo che scrivo altrove. Ed è una grande stronzata.
Mi manca il blog, questo piccolo pezzo di universo tascabile del quale sono il re.
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