lunedì 4 febbraio 2008

Aspro,

se chiudo gli occhi,

è il sapore che avverto,

nostalgico e dolorante,

incompleto,incompiuto

destino fasullo

fato di se stesso

schiavo incatenato

morte che

su cosce lunghe cammina

Non esisti, seppur troppo

sei viva

di un sol colpo,

potessi,

ti priverei d'essenza

annichilendoti,

distruggendoti...

perdendoti.

domenica 3 febbraio 2008

Silenzio

Ghiaccio affilato,tagliente

lascia su carni

il ricordo soltanto

di ferite che mai,

di sanguinar copiose,

avran pace.

Cremisi la lama,

nel suo vagar crudele

e profondo,

di glorioso sadismo

stremato,

tortura gelida

non trovi calore

dall'umore versato,

ma anzi ingordo

ti nutri

Penoso e insensato,

dal rancore rappreso,

null'altro ti resta

se non continuare

a colpire

e a violare

Tutto ciò che ancor

silenzio non è.

Sogno, illusione irrealizzabile

Fragile equilibrio

Quintessenza, desiderio

Indispensabile necessità

Specchio infranto

Ogni frattura in te è sentiero

Il mio viaggio

La mia destinazione

Custode d'infinite realtà

La Domanda e la Risposta

Insieme del Tutto

e del Nulla

Come il Pulsare del sangue

mi attraversi,

come Cristalli in una lacrima

marchi il viso

Luce ed Ombra

Peccato e Redenzione

Sei il riverbero negli atomi,

vibrante di corde ed aste,

suono aspro di violino,

Musica dannata

propaga il tuo sapore

non lasciar che di te

una sola nota

resti inascoltata.


L'ennesima bottiglia

Accese la sua sigaretta.

Trasse una profonda boccata, espirò lento, con gusto.

Osservò la figura distesa tra le lenzuola del suo letto, incuriosito.

Qual'era il suo nome? Elena, Francesca?Non riusciva a ricordarlo.

Non che la cosa gli importasse molto.

Ogni letto era un incidente, ogni donna un semplice corpo contro il quale infrangersi, senza pensare alle conseguenze. Nulla più che una bottiglia di whiskey, un mero strumento per affondare nell'oblio e sognare.

Sognare cosa, poi?Quel paio d'occhi che non conosceva?Il tocco di mani che non aveva mai avvertito? Si sentiva profondamente stupido ogni volta che ci pensava.

Eppure non riusciva a togliersela dalla testa.

Non trascorreva notte durante la quale non la trovasse, ossessionato, danzare tra le sue sinapsi addormentate o volteggiare davanti ai suoi occhi chiusi.

Non arrivava risveglio durante il quale un frammento della sua anima non restasse incastrata nel sogno, sporfondando nell'oblio in cui si rifugiava la sconosciuta...quasi non volesse separarsene.

Continuava a cercarla in ogni sguardo, in ogni sorriso, sui muri scarabocchiati e tra le nuvole dei giorni di pioggia, ma lei sfuggiva. Sempre.

Talvolta s'illudeva, credeva che gli occhi fossero quelli giusti, le labbra di quel tono di rosso

così unico da appartenere a lei soltanto...per ritrovarsi in un letto, su di un corpo che non aveva il suo profumo, il suo sapore.

Una semplice bottiglia di whiskey.

Come la ragazza accanto a lui.

Si rimise in piedi, il suono del respiro addormentato della ragazza a fargli compagnia, indossando silenziosamente gli abiti gettati sul pavimento.

Chiuse la porta alle sue spalle, la brezza fredda del mattino ad accarezzargli il viso mentre s'incamminava solitario lungo la strada deserta.

"Dove sei?" le chiese, le parole sussurrate appena "Dove sei..."


sabato 2 febbraio 2008

Non ho fatto il conto del fuso, nè mi interessa.
Mi diverte l'idea d'immaginarti addormentata chissà dove, sotto quali
coperte, tra quali lenzuola, quell'espressione così dannatamente umana, vera
primordiale.
Nel sonno smettiamo d'esser uomini e donne, adulti o bambini, occidentali o
falsi dei.
Di noi non restan che anime.
Nulla più.
Dormi, amica mia, dormi.
Lascia che sia solo la tua anima a brillare.

La Bestia dentro

L'uomo finì a terra con un tonfo sordo, privo di sensi.

L'impatto con l'asfalto avrebbe aggiunto qualche frattura a quelle già collezionate nel corso del combattimento, ma la vita aveva cominciato a scorrergli davanti agli occhi nell'istante stesso in cui il montante spaccò la sua mascella.

Marco respirava con fatica, il fiato corto ed il costato dolente, ogni singolo battito del cuore un inferno incandescente, la vista appannata, i suoni ovattati.

La folla delirante raccolta in quello sperduto parcheggio sotterraneo urlava violenta, lo osannava, lo incitava a finire il lavoro.

Fece ricorso a quel misero rimasuglio di energia che gli restava in corpo, costrinse le sue gambe a reggerlo mentre alzava i pugni al cielo, quelle mani tatuate con le parola “Mors” sulla destra ed i caratteri di “Vita” sulla sinistra.

Un eco si alzò univoco, quasi fosse una sola voce.

“MORS MORS MORS” le parole inondavano le sue orecchie, impedendogli di udire il rantolo dell'uomo sul cemento, di pensare a quanto avrebbe fatto tra un istante.

Afferrò l'uomo per i capelli, sollevando la testa insanguinata , puntando i suoi occhi tumefatti dai troppi colpi.

“Mors” urlò sovrastando la voce degli astanti mentre il pugno destro affondava in un cranio già fratturato.

“non lo farò mai più” disse a se stesso, bisbigliando, cadendo svenuto sopra quel corpo che aveva appena ammazzato “non lo farò mai più”.

venerdì 1 febbraio 2008

Vaneggiamenti d'inverno

L'amarezza ti sorprende quando meno te l'aspetti.

S'insinua, ti scruta, cerca ogni piccola crepa nel tuo cervello per farne una breccia, per entrarti dentro e divorarti dall'interno.

E' quell'amarezza che non comprendi, che è.

Basta. Fine. Stop.

Grande affare, eh?

E' proprio lei, quell'amarezza che ormai hai imparato a conoscere, amabile compagna di sbronze e nottate di sesso, quell'amante sincera che ti morde le carni e spara dritto al cuore quel che pensa.

E' quella stronza che hai imparato ad amare ogni volta che bussa all'uscio di casa, bagnata di pioggia, tremante, lo sguardo supplicante tenerezze...come resistere a questa dolce puttana, resistere a lei che mi fotte con le sue lusinghe, esaltandomi nelle carezze che anelo, solo per poi frustarmi e pugnalarmi con le sue labbra?

E' lei, l'amarezza, null'altro che morbo dell'anima.

E m'affligge come fosse una piaga, senza cure e solo danno.

E' l'amarezza senza ragione, o forse la consapevolezza del tempo che corre.