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giovedì 19 novembre 2009

Lucien -SESTA PUNTATA-

Non credevo sarebbe stato così difficile smettere di osservare da quel mirino
telescopico,ma non riesco a guardar oltre.
Non credevo avrebbe fatto così male.
Sarai su quel tuo letto rosa,tra quelle lenzuola che prima abbiamo così desiderato,avvolta
dal suo profumo e dalle sue parole ricolme di dolcezza e fiele,il tuo corpo nudo premuto
sul suo una volta ancora.
Come se non fosse accaduto nulla tra voi.
E tra noi.
Amalo ancora,con la passione che ti arde in quel seno
ammaliatore,conquista nuovamente ciò che ti era stato tolto.
Meravigliosa vendetta,non pensi?Proprio lui,un esule,un fuggiasco, striscia ancora ai tuoi
piedi.Ha bisogno di te,ti desidera,ti brama...si è forse accorto di non poter fare a meno del
tuo abbraccio,del tuo calore.
Ah,orgogliosa soddisfazione!Appaga il tuo ego con il suo seme e la sua vita,strappa il suo
orgoglio,la sua dignità.
Sarai ancora su di lui,travolta dall'amplesso,ansimante e vogliosa, o giaci abbandonata su
quelle lenzuola ormai bagnate dai vostri umori,travolta dal piacere e sfinita
dall'orgasmo?Non lo so,non riesco ad immaginarlo.
Così come non riesco ad immaginare il tuo viso.Non più,ormai.
La mia perrier è vuota,neanchè più lei può dissetare un gola riarsa,bruciata,secca.Solo la
mia Saint Laurent è ancora lì,su quel pavimento, abbandonata,l'ultima traccia di un
Lucien che non ricordo,quasi non fosse mai esistito.
Barcollo quasi,alzandomi da quella poltrona polverosa da single annoiato,la testa gira per
le ore di veglia e le membra urlano intorpidite dalle troppe ore d'immobilità mentre nella
penombra avanzo verso il bagno.Devo vomitare.
Non mi accorgo del conato fino a quando la mia testa non è dentro la tazza in ceramica,e
tra l'odore della fognatura mista ai miei succhi gastrici mi accorgo davvero quanto sono
stato stronzo.Quanto sono stronzo.
Sono a pezzi,un killer con la nausea,incapace di reggersi in piedi, abbracciato esausto ad
un cesso.
Merd.Anche senza l'intervento del mio stomaco il mio odore non è tra i migliori,come se
già non avessi sufficienti problemi.Ho bisogno di una doccia, ma non posso permettermi
un simile lusso,non posso lasciare tracce organiche come capelli o frammenti di
pelle.Sono pur sempre un professionista.Stronzo, ma professionista.
E' buio,le uniche luci ad illuminare il mio provvisorio appartamento provengono dalla
strada e dai troppi grattacieli di questa decadente e boriosa città,un luogo marcio e
corrotto,venefico al punto da contagiarmi con la sua cancrena,capace d'avvelenare i miei
sensi,la mia mente.Le mie certezze.
Asciugo la bocca davanti allo specchio appeso su di una parete piastrellata di un verde
orribile,negli occhi la luce calda e morbosa di una lampadina ad incandescenza che mi
studia insieme all'uomo allo specchio.
Non mi piace la sua espressione,il suo viso stanco e le sue rughe.Non mi piace nulla di
quel che vedo.E francamente non credo di piacere neanche a lui.
Il messaggio è chiaro.
Chiudo gli occhi e rilasso il corpo,scarico la tensione.
Respiro.
Eravamo rimasti,ma cher?
Torno da te,lasciami solo il tempo di mettermi comodo.
E prendere la mira.
Mmh,sei ancora a casa,sola però.Peccato.
Nulla di personale,figurati.
Hai l'espressione sognante,mentre guardi le stelle dietro il vetro della tua finestra...quella
di una ragazzina innamorata.Ma petite!
I tuoi occhi sono stanchi,le tue labbra arrossate,solo la vestaglietta bianca ricopre il tuo
corpo,probabilmente hai ancora il suo profumo addosso.
Non guardare il cielo,guarda me.Così.
Sento il grilletto farsi morbido,perdere la sua resistenza,il rumore del proiettile attutito dal
silenziatore mentre il vento che penetra dalla finestra mi sputa in faccia l'odore della
polvere da sparo.
Il tuo respiro si blocca improvviso,gli occhi spalancati ricolmi di sorpresa e quella
vestaglia,prima immagine del nostro desiderio,bianca e pura come un amore che fiorisce,
è madida del tuo sangue rosso e dolce.
Proprio all'altezza del cuore.
Non hai il tempo di pronuciare una parola di scusa,non te ne ho lasciato.E' meglio
così,potresti mancarmi.
Ed allora perchè mi guardi in questo modo?
Una lacrima,intanto,scivola rossa sulla guancia schizzata dal tuo corpo ferito.
Perdonami,ma cher,ho spaccato il tuo cuore come tu hai fatto col mio.
E' un attimo soltanto, il dolore passerà subito.
Ti avevo detto di non aver paura.
Nulla di personale,ma belle,ma le travaille est le travaille,ricordi?Ed allora perchè non ci
credo?
Non odiarmi,anche io,a mio modo,ti ho amata.
Forse più di quanto credi,forse più di quanto chiunque avrebbe potuto.Forse più di quanto
abbia amato Nadine.
Si,il suo nome era Nadine,in ultimo l'hai scoperto.
Ma non ha più importanza adesso.
Dormi,ma cher,nessuno più ti disturberà,nessuno più ti ferirà.Neanche io.
Dormi,ma cher,dormi,mezzanotte è passata.Ormai.

mercoledì 18 novembre 2009

Lucien -QUINTA PUNTATA-

New York,un momento imprecisato del mattino.
Eri talmente distrutta da non aver spento la tua abat-jour,ma cher...
...ti ho osservata tutta la notte, appoggiata a quelle lenzuola rosa,addormentata nel tuo
sonno disturbato e,forse, non ristoratore.
Quale consiglio ti avrà donato Morfeo,attraverso i sogni?
Nulla capace di consolarti,leggo dai tuoi occhi.
Non prendertela,la vita continua.
Classica frase di circostanza.Ancora più grottesca se sono io a pronunciarla.Riderei del
mio umorismo, se questo non mi lasciasse in bocca uno strano retrogusto.Amaro.
Non chiedermi perchè.Non lo so.
O forse, si.Semplicemente non voglio ammetterlo.
Mi stai ascoltando,per così dire,ed io mi affeziono a tutti coloro ai quali riesco a
raccontare di me.
Lascia perdere,non ha troppa importanza il fatto che tu non possa sentirmi.Non ne ha
davvero.
Adesso stropicci gli occhi arrossati,sembri quasi una ragazzina e non quella donna che
attende ignara la sua morte.
Il tuo pudore torna a farsi sentire,indossi una vestaglietta bianca abbandonata ai piedi del
letto,quasi sapessi che qualcuno ti osserva.
No,non essere crudele:non ti sto spiando.Ti ammiro.
A chi telefoni,adesso?Non voltarti con quella cornetta,non riesco a capire quel che
dici...lo so,non dovrei insinuarmi così nella tua vita,ma ha un qualcosa di così
attraente,eccitante...
Lanci il cordless incurante di dove possa finire,distendi ancora una volta il corpo su quel
letto morbido,ti abbandoni.
E le lacrime scendono ancora,ma non sei più quel fiume in piena che ha inondato la notte
precedente:il tuo è un pianto morbido,contenuto.
Discreto.Intimo.
Sei più elegnate di quanto credessi, nei toni misurati con i quali adesso affronti il tuo
dolore,quasi volessi fermare o quantomeno arginare il flusso di emozioni che ti attraversa
l'anima.
Si,l'anima.Che bella parola.Anima.
Forse è proprio tramite questo frammento d'ignoto che tu ed io comunichiamo così bene.
"Non sono impazzito" dico rivolto più a me stesso che a te,"almeno non più di quanto già
fossi".Ma questa volta rido.
Ho deciso di prendere tutto questo così come viene,senza pormi troppe domande.Tanto
nessuno avrà nulla da dirmi,non ho scadenze per il tuo assassinio a parte un generico "il
prima possibile".
Ed a decidere i termini della possibilità sono io soltanto.
Rimango pur sempre il migliore, ma cher, e sono io a dettare le regole in questo
gioco.Non i miei clienti.Non il Signor Gatto.Non tu.
Da questo momento hai fino a questa notte per vivere.
E regalarmi un frammento di vita del quale ti sarò eternamente grato.
Non si dica che non sono umile.Cosa hai intenzione di fare,oggi, ma cher?Come intendi
trascorrere queste poche ore che ti restano in questa triste valle di lacrime?
Forse dovrei informarti dei miei progetti per te, ma non credi perderesti di spontaneità?Io
ti voglio così come sei,naturale,impegnata nella vita di tutti i giorni.Voglio la tua
routine.Dai, sarà il nostro piccolo reality show.
Peccato tu non possa scampare alla "nomination".
Cosa vuoi farci,impazzisco letteralmente per quel programma simbolo della tv
spazzatura!E' semplicemente esilarante osservare quanto la massa sia disposta a svendere
la propria dignità in cambio di qualche istante di celebrità,non credi?Tu invece non devi
essere una donna che tiene in alta considerazione la notorietà,altrimenti,bella come sei,
non avresti certamente impegato troppa fatica a farti strada come modella o volto
televisivo.Magari hai avuto una formazione accademica,forse una laurea a pieni voti ed
adesso un impiego di responsabilità ottimamente retribuito...
Ma non ti importa poi molto di sentirmi blaterare,vero?
Almeno non mentre fai colazione con i tuoi muesli...Ami tenerti in forma.Ho ben avuto
modo di apprezzarlo,ma cher.Decisamente.
Ancora un sorso di latte.No,per me no,grazie.
Preferirei un martini bianco,con un oliva verde.Ma non vorrei tu pensassi male di me.E'
pur sempre mattino...
Il fucile pesa nonostante il sostegno in lega svolga pienamente il suo dovere,e la visone
attraverso il mirino telescopico comincia a stancarmi non poco.
Non ho chiuso occhio,questa notte, se intendi chiedermerlo.Perchè?
Lo sai.
Sai come cambiare argomento indisturbata,sfilandoti la vestaglia mentre cammini a piedi
nudi,con passo leggero, verso il bagno.Oh, ma petite,attenderò ancora...sempre che il tuo
profumo sappia inebriarmi a sufficenza da farti perdonare.
Potrei verificare personalmente, magari scivolando nella tua casa,nella tua camera da
letto...sotto la doccia.
Non sarebbe poi male,non credi?Certo,se non fossi uno sconosciuto,s'intende.
Bhe,in fondo non lo sono davvero.Non dopo aver trascorso tutta la notte insieme ed aver
condiviso dei momenti così importanti.
Quasi rido al pensiero di sentire lo scroscio dell'acqua sul tuo corpo fin dalla camera da
letto,avvolto soltanto dalle tue lenzuola,di camminare sul pavimento del tuo mondo,della
tua intimità,di condividerla fin dentro al tuo bagno aprendone la porta,osservando le tue
forme dietro quel vetro opaco...
Se poi la mia mano scostasse quel vetro!immagini il tuo stupore?o magari il tuo sorriso
aprirsi nel vedere un uomo che non si dilegua prima dell'alba, mentre dormi, dopo una
notte di sesso.Sorriso di chi realizza,o si convince, di aver invece fatto l'amore.
Mi prenderesti per mano,tirandomi sotto il getto caldo,oppure, ridendo,mi intimeresti di
non spiarti e di uscire subito?
Magari potremmo far ancora sesso, o l'amore se preferisci,proprio lì, tra l'acqua e l'aroma
della schiuma, tra le tue boccette di profumo ed i tuoi trucchi,davanti al tuo specchio,sui
morbidi tappeti e poi sul tuo pavimento caldo per il vapore,contro le pareti.Ovunque per
la casa,travolti dal desiderio.Dalla passione.
Eh si, avrei dovuto dedicarmi alla poesia, non all'assassinio.
Ma riconosco che la visione ha un non so che di affascinante.
Non mi sono mai concesso tanto,sai?
Bugiardo.
Mi stupisce che non sia tu ad additarmi come tale,ma la mia stessa voce.
No,non credo di volerne parlare.Non adesso.
Non è così semplice o piacevole rievocare il passato.
O le proprie debolezze.
Credi forse di esser la sola ad aver amato?La sola a poter amare?
Illusa.
Ma parlare di me non è lo scopo di questa piacevole conversazione,ma cher, quindi
torniamo a noi,alle nostre fantasie.Non ti manco,forse?
Lo leggo dai tuoi occhi.Mi desideri.Vuoi sentire ancora le mie spalle forti ed ampie sulle
tue mani,il mio petto premuto contro il tuo seno bramoso delle mie carezze...desideri la
mia bocca,il sapore delle labbra sulle tue, lungo il tuo corpo.
Vuoi sentirmi dentro te.
Come resistere ad una simile accoglienza?
Fantasie,belle e sensuali fantasie.Da vivere.
Peccato che il telefono cellulare abbia interrotto il nosto piacevole sogno ad occhi aperti
con il suo trillo snervante.
Non può che essere il Signor Gatto,deve essersi preoccupato in seguito al mio mancato
rapporto.
Infatti.Non può essere alcuno oltre lui.Sarà perchè l'apparecchio,con relativo numero,è da
lui fornito e sostituito di operazione in operazione, così come il numero in memoria al
quale contattarlo.Non ha forse l'aria del paranoico?Forse,soltanto "forse".
Ma,se con il suo lavoro non è ancora stato trovato il suo cadavere galleggiare sulle rive
della Senna con la gola squarciata,potrebbe esser merito anche di questa sua
deformazione.
In ultimo,tanto per citare il mio vecchio amico Pablo, è un autentico "Jo de puta",cosa da
non sottovalutare, ma anche questa è un'altra storia.
"Si?"per un istante nessuna voce risponde,lasciando spazio soltanto allo sbuffo di un
sigaro.Romeo e Giulietta,se non ha cambiato abitudini.
"A che punto siamo,mon amì?"Il suo accento è pessimo,talvolta da l'impressione di voler
scimmiottare questa sensuale lingua,la sua voce impastata come quella di chi parla
stringendo un sigaro con il lato della bocca.No,non è un uomo di classe.Soltanto un
individuo che conosce bene il proprio lavoro.
"Qualche inconveniente di poco conto"replico secco,quasi infastidito dalla sua brusca
intrusione nel nostro discorso"nulla che non possa gestire".
Click.
Avrei la tentazione di spegnerlo.
Eravamo rimasti?
No,non preoccuparti,non era nessuno d'importante.
Come?dalle rughe sulla mia fronte e dalla mia epressione sembrava trasparire il
contrario?
No,ma cher,ti sarai sbagliata.
Dammi solo qualche istante per bere un sorso di Perrier,mi stai facendo ardere la gola.
Non solo quella,mentre irrompi nella tua stanza completamente nuda,con il corpo snello e
sodo ancora umido.
Sei così bella da riuscire a tagliare il fiato prima ancora che scenda nei polmoni.
La mia vita non è certo priva di donne che incarnano lo spirito dell'opera d'arte,dai corpi
statuari e raffinata sensualità, ma nessuna ha mai avuto il potere di arrivare a tanto...come
puoi?
Eppure,osservandoti, non hai nulla in più!
Anzi,qualcosa in meno.Eppure...eppure.
Ti ucciderei,tanto mi stai irritando.
Ed adesso cosa fai?
Accarezzi le tue gambe con quella crema corpo,i glutei su quel letto per sostenere le tue
cosce,una alla volta,mentre le tue mani scivolano.Vorrei fossero le mie,mentre si
spalancano a raccogliere i seni.Mmm.
Ti stai divertendo a provocarmi,ma cher?il bello è che fai anche finta di non prestare
attenzione a me, quasi non esistessi.
Ma io ci sono,devi saperlo se indossi in quel modo le autoreggenti,poichè è la mia
attenzione che vuoi catturare.
Cosa vuoi dimostrare?Di potermi avere nel tuo letto,ai tuoi piedi?
"Non ci riusciresti"dico a me stesso,senza esserne troppo convinto.
Sembra non importartene affatto,sei testarda.
Da brava,continua a vestirti davanti a quello specchio,ammirati e perditi tra quelle forme.
Sei perfetta,priva di difetti.
Solo perchè io non riesco a trovartene.
Solo perchè io non riesco ancora a smascherarti.
Ma io so chi sei,cosa sei!Esattamente come tutte le altre,come lei!Avete tutte quel visino
angelicato,quell'aria innocente e l'espressione sempre così dannatamente distratta,persa in
chissà quale sogno ad occhi aperti,così indifese...Indifese!In realtà tramate,sempre, in
continuazione,costantemente pronte a trovare il vento più favorevole e tradire tutto ciò
che di puro vi resta!
Sei niente,sei cenere!Come lei.
Pardon,ma cher,temo di aver parlato a sproposito,senza pensare.Non è da me,certo,ma
non è da me anche tutto quello che sta accadendo.Non me ne volere.
Devi esserti infastidita molto,se mi dai la schiena.
Le tue spalle nude si sollevano irregolari come se...non starai forse piangendo?E' per
quanto ho detto?
Non volevo ferirti.Davvero.
Saprò farmi perdonare,vedrai,stringendoti tra le mie braccia,prendendomi cura del tuo
spirito affranto ed abbandonato,donandoti quel calore del quale hai bisogno.
Stenditi ancora,così,lasciati avvolgere nella tua seminuda bellezza,tra quelle lenzuola ed i
cuscini...chiudi gli occhi,non comprimere le emozioni.Piangi,sfogati.
Liberati.
Ti offro il mio petto per abbandonare quelle lacrime,delle mani che asciugheranno quelle
gocce di tristezza,delle labbra capaci di guarire ogni tuo male.
Permetti loro di posarsi sulle tue,belle,carnose e rosse come un fico appena
spezzato,divine come quelle capaci di rapire persino Siddharta,dischiudi la tua anima una
volta ancora.Lasciami entrare.
E non permettermi di fuggire.Non più.
Torneremo come ai vecchi tempi,quando il tempo e la vita non avevano ancora segnato le
nostre anime,quando non v'era spazio per la menzogna e l'inganno.
Quando ancora eravamo così...innocenti.
Una nuova possibilità,una rinascita.
Non credevo,eppure...
Perchè ti sollevi dal letto?perchè indossi ancora la vestaglia?
Hai ospiti o forse è un vicino l'uomo sull'uscio.
Non avresti dovuto lasciare la tua stanza,non adesso.
E' lui,il tuo uomo, a giudicare dalla violenza degli schiaffi con i quali lo colpisci in viso
senza ricevere resistenza.
Ti ha fatta piangere ancora.Ancora.
Ma non posso ucciderlo.Almeno finchè ti è addosso.
Almeno non finchè le sue labbra premono forti sulle tue.
Colpiscilo,non lasciarti ingannare!
Ascoltami,te ne prego!non vuole che usarti ancora e ancora...ancora.
Scivoli,e lui su di te,ti afferra e...e tu?
Quelle mani,le tue mani, tra i suoi capelli...non intendono colpire o strappare,vero?E
quella dolcezza nei tuoi occhi chiusi ed umidi...è per lui soltanto.
Per lui soltanto.
Non per te.
Non per me...non per me.

venerdì 13 novembre 2009

Lucien -QUARTA PUNTATA-

Ore 20,15
Ma sei tornata, ma belle!
Il tuo corpo avvolto in quell’asciugamano bianco mi distrae non poco,sai?
Appare perfetto,in quel lenzuolo immacolato che non può proteggerti da me.
Eppure sono abituato alle belle donne.
I capelli umidi ti ricadono sulle spalle, morbidi, e quasi avverto il loro profumo pulito e
delicato nell’aria di questa squallida stanza,e la cosa non mi piace molto, se posso essere
sincero.
Il mio indice accarezza il grilletto.Freddo,metallico.Sento il sapore della polvere da sparo
nell’aria ancora una volta.Ecco, così ricominciamo a ragionare.
No,non voltarti,desidero guardare i tuoi occhi mentre ti uccido.
Ed invece,come ogni donna su questa terra, non ascolti.
Mmh, quel neo sul gluteo destro ti dona non poco.
Avresti dovuto tenere quel dannato asciugamano!
“Adesso basta!”.E’ la mia voce a tuonarlo.
E’ la prima volta in vent’anni di onorata carriera che una cosa simile accade.
Torna a guardarmi,così,da brava,fatti ammirare negli occhi adesso che ho il tuo cuore nel
mirino.
Bene.
Addio,tresor.
Dovevi spostarti così repentinamente?Ah,dovevi rispondere al telefono.
Mon Dieu,quanto urli...cosa stai dicendo?Ah,”sei un lurido bastardo, come hai potuto
farmi questo?
Era la mia migliore amica!Cosa?!?Io ti amavo,ti ho sostenuto quando ne avevi bisogno e
tu cosa fai?ti ho dato tutta la mia vita,bastardo!non dovevi sprecarla così!Non voglio più
vederti!Mai più!”.Click.
Talvolta saper leggere il labiale non è proprio una benedizione.Non quando si è degli
inguaribili sentimentali come me.
Non piangere,ma cher.Ci sono qua io.
Addio.
Dovrei sentire la resistenza del grilleto sparire,il sibilo del silenziatore,l’ odore di
proiettile.
Invece niente.
La mente sa di aver ordinato la tua morte, ma il dito non ha eseguito il comando.
Quelle lacrime...perché mi hanno fermato?
Forse perchè sei così affranta,ridotta a frammenti di te.Sei sola.
Mi dispiace,tresor.Ho pietà di te.
Bhe,magari non proprio pietà.Tenerezza,forse.
Ma non prenderla così,valuta l’aspetto positivo della situazione: non lascerai un uomo
disperato per la tua dipartita.
Smetti di piangere, non voglio ucciderti con gli occhi ricolmi di lacrime.
Lederebbe alla tua bellezza,che vorrei preservare in tutta la sua pienezza.
Voglio quei tuoi occhi limpidi e vitali.Quelli che ho ammirato nella foto, quelli che mi
hanno lasciato interdetto.
Ma tu non vuoi saperne,mentre singhiozzi sul tuo letto rosa,con la schiena che si solleva
irregolare.
Lo amavi davvero,se ti ha fatto così male.
Non avresti dovuto fidarti,ma cher,noi uomini siamo tutti uguali.
Bhe,forse non tutti: non avrei mai commesso una simile bassezza.
Non è però così importante ciò che io avrei o non avrei fatto, ciò che importa è che tu
adesso debba morire.
Allora perché non riesco a fare fuoco?
Sono qui da un’ora ormai a tenerti sotto tiro da questo telescopio,avrei già potuto
uccidere 100 persone nel tempo che ho impiegato con te,compiere una carneficina ed
invece?Mi ritrovo a compatirti.
Merd.
Ti sei anche addormentata,adesso.Ne hai avuto abbastanza,vero?
Ed allora dormi,quest’ultima notte,veglierò su di te,attenderò il tuo risveglio.
Come se fossi un angelo.Con un fucile.

martedì 10 novembre 2009

Lucien -TERZA PUNTATA-

Ore 19.00.
Attraverso il telescopio osservo la finestra della tua camera da letto.Rosa.
Penetro nella tua vita.
Non sei ancora arrivata,mia cara Vittima.Sarai ancora impegnata col tuo lavoro.
O magari a cena con un tuo conoscente.O amante.
Spero di no,poichè l'omicidio non preventivato di un testimone è sempre un fastidio.
Soprattutto perchè non è retribuito,ma tutto a carico mio.
Attendo paziente, mentre la gola urla dalla voglia di un Martini Dry con un'oliva verde.
Il mio nome è Bond.James Bond.
Ho sempre amato questa battuta.Ha stile.
Ma io non sono Bond,e sul lavoro posso bere solo acqua.
Leggermente effervescente e con al massimo una fettina di limone.
Sai,non puoi permettere alla tua mano di tremare quando devi fermare un cuore ad un km
di distanza.
Una luce si accende nel tuo ingresso,fermando il mio flusso di pensieri.
Sei arrivata,finalmente.
In fin dei conti,da bella donna quale sei,hai tutto il diritto di farti attendere.
Sapevi però che ti avrei aspettata,tresor.
Hai l’aria stanca,dove sei stata?
Ah,capiso:sei andata a fare shopping.Tutte le donne sono esauste dopo lo shopping.
Ti servi dai magazzini “Macy’s”,se la scritta sulle buste non mi inganna.
Non ti tratti proprio bene,piccina.
Una volta uccisi uno dei suoi azionisti,uno di quei vecchi pedanti legati alle vecchie
regole di mercato,solo perché ostacolava l’ingresso in quota azionaria di alcuni pezzi
grossi asiatici.
Ma non t’importa affatto di sentir parlare di lavoro,vero?
Adesso vorrai mangiare un boccone o bere qualcosa,hai l’aria nervosa.
Et voilà.Sei in cucina,adesso,e la luce di una plafoniera alle tue spalle illumina il tuo
profilo mentre apri lo sportello del frigorifero anni ’60.Ha stile,te lo riconosco,ma non
troppo.
Dimenticavo quanto voi americani foste fissati con il latte,ma l’immagine delle tue labbra
attaccate a quella bottiglia ricolma di liquido bianco mi ha rammentato quanto voi foste
grossiè...
...hai un non so che di sensuale,però,nel raccogliere quel rivoletto lattiginoso all’angolo
della tua bocca
con quel dito smaltato.
Ed adesso dove avresti intenzione di andare?
Che domanda stupida,desideri una doccia corroborante.Ah,la dolce sensazione dell'acqua
che scroscia sulla pelle!
L’ultima prima che ti uccida.
E sia,nemmeno io vorrei mai morire senza almeno profumare di Christian Dior:
che figura farei davanti alla mia Datrice di lavoro?Sai,quella vestita di nero,con la falce.
Amo le donne profumate,dalla pelle morbida:prendi tutto il tempo che ritieni necessario,
io ti attenderò qui.No,non ti spierò sotto la doccia,non si addice ad un uomo di classe.
Troverò un altro modo per ammazzare il tempo.

sabato 7 novembre 2009

Lucien -SECONDA PUNTATA-

New York, 16 ore dopo.
L'aria della Grande Mela è sempre la stessa.Puzza.
Giro la chiave della cassetta 249, ritiro la solita 24ore nera, tanto cara al signor Gatto.
Pesante.
A giudicare dal suo peso dovrebbe trattarsi di un fucile di precisione, di quelli militari,
per intenderci,
roba grossa, capace di colpire una monetina a 1800m senza difficoltà.Ammesso che a
premere il grilletto sia io.
Meglio così, preferisco i lavori puliti, con i quali non debba necessariamente sporcarmi le
mani.
Ed il taxista turco,il primo trovato, impiega intanto ogni sua energia per rendermi
snervante il tragitto fino a Central Park,tra tabacco scadente e grugniti gutturali.
Cosa debba fare a Central Park?Amo passeggiare e dare grani di mais ai piccioni.
Mi porta fortuna, da quella volta che...no, questa è un'altra storia.
Central Park...Quanta pace si può trovare in questo luogo immerso nel cuore pulsante di
questa marcescente città...
Compro il solito mangime, il sacchetto da 5dollari che la solita vecchia bianca rugosa
vende nei pressi del laghetto dove nuotano i cigni.
E' li da 20 anni, ormai.Ed è sempre la stessa.Quasi una reminiscenza della morte.Un pò
come me.
Ma non ho tutto questo tempo da perdere.
Mi siedo su di una panchina di fronte al laghetto, apro la valigetta per conoscere il mio
bersaglio.
Ammetto di provare una sottile emozione ogni volta che apro la busta contenente la
foto...
Cerco di immaginare le loro vite,le loro storie, i loro sogni...
penso a quanti desideri infrango, quante promesse spezzo, quanti legami
distruggo,quante lacrime scenderanno.
No, non mi sento in colpa.Semplicemente mi affascina il potere di un singolo dito.
Quello che preme il grilletto.
“Mon dieu,è splendida”,una voce mi sussurra nella testa.Il che non è bello, non sopporto
interferenze nemmeno da me stesso, quando sono sul lavoro.
Un’immagine in bianco e nero, presumibilmente scattata con uno zoom ottico 100x,con
labbra che la mente non fatica a veder rosse nonostante i toni di grigio, occhi chiari e
limpidi ed assorti in chissà quali pensieri, distanti...quei capelli raccolti in una
coda,quella pelle candida e quelle lentiggini...
Peccato debba morire.
Abiti sulla 23esima,dolce vittima.
Anche io.
Proprio nel palazzo di fronte al tuo appartamento al 26° piano, da quello che dice il
biglietto allegato ad un piccolo mazzo di chiavi.
Decisamente non il massimo, questo bugigattolo al 26° piano di un edificio uscito dalle
grazie dell’Onnipotente.Il Signor Gatto avrebbe potuto compiere un piccolo sforzo per
darmi una sistemazione adeguata.Magari senza scarafaggi che vagano indisturbati per la
tappezzeria gonfia anni ’60 e la moquette impregnata del puzzo stantio del tabacco lercia
e lurida.
Phua,che schifo.
Le travaille est le travaille.
Almeno la vecchia poltrona al centro della stanza, credo in posizione tv da single, è
morbida e comoda.
Appoggio la mia St.Loraint sul tavolino e tiro senza troppi complimenti la stoffa del
bracciolo, trascinandola vicino alla finestra, lasciando libero lo spazio per organizzare i
ferri del mestiere.Avvicino il tavolino , prima di utilizzarlo come appoggio per la
valigetta, lanciando via la giacca sul pavimento con rassegnazione.La aggiungerò alla
nota spese.
Inserisco la combinazione 11 23 30, come i centrali della serie.
Click,et voilà, le serrature scattano rivelando questo gioiello della tecnologia bellica
chiamato Barret82a1: la rolls royce dei fucili di precisione, il sogno di ogni cecchino.
La triste fine di molti bersagli.
La mia carta di credito più efficace.
Non impiegherei molto a montarlo,seguendo la prassi prevista dal mio addestramento.
Peccato che non la segua.
Indosso i guanti di lattice chirurgici,prendo con delicatezza il corpo dalla gommapiuma
rivestita, lo sollevo,lo valuto,lo soppeso,lo apprezzo.
Bello,leggero,massiccio.Leghe forti e pregiate.
Incastro il gruppo del grilletto con dolcezza,facendolo scivolare dopo averlo storfinato
con le dita guantate.
Come farei con un clitoride.
E' entrato.
L'incastro geme in risposta.Procedo al montaggio con la stessa cura di un preliminare...
Inserisco lentamente i proiettili,uno alla volta.
Clack,il primo.Clack,il secondo.Clack,il terzo.
Fino al decimo.Poi il silenzio, e l'arma giace sfinita e calda sul tavolo.
Come una donna dopo una bella scopata.
Preparala con cura,così che ti possa dare il massimo.
Proprio come una donna.
Prendo un sorso dalla mia Perrier.
Soddisfatto.

venerdì 6 novembre 2009

Lucien - PRIMA PUNTATA -

Avevo 24 anni, era un luglio afoso, carico d'ambizioni e sogni...
Molto tempo è passato da quei giorni, la mia penna è cambiata, cresciuta, maturata, il mio approccio ai sentimenti è anch'esso diverso, le emozioni che mi spinsero a comporre questo racconto non esistono più o sono state vinte, usate come mattoni sopra le quali costruire un nuovo "io".

E' giunto il momento di pubblicare righe delle quali ero geloso, parole in sequenza che per me, oggi, non rappresentano altro che l'istantanea del ragazzino che ha ceduto il passo all'uomo che sono oggi. Ho deciso di non ritoccarlo sebbene non condivida i 2/3 delle soluzioni stilistiche e sintattiche (talvota grammaticali!!!) usate, ma non voglio per alcuna ragione "contaminarlo"...sarebbe come disegnare un paio di baffi su questa fotografia!

Pubblicherò il racconto in piccole tranches giornaliere, non voglio stancare nessuno, sperando di ricevere i vostri commenti e le vostre critiche, cortesia per la quale vi ringrazio sin d'ora.

Ecco il mio album di ricordi, trattatele con cura...sono foto ingiallite dal tempo.



UNA MERAVIGLIOSA GIORNATA PER VOLARE

Non amo particolarmente il freddo.
Specialmente quando tutto ciò che devo fare è attendere con pazienza.
Forse non amo le basse temperature a prescindere...sono pur sempre l'Uomo della Costa
Azzurra.
Mi conoscono così, nel mio ambiente.
E, per la cronaca, mi conoscono come il migliore.
Serve un lavoro pulito, senza tracce,sbavature,errori?
Si necessita di un professionista inappuntabile adatto ad affrontare ogni situazione,in
qualsiasi condizione geografica e climatica?
Bene, sono l'uomo che fa per voi.
Raffinato e di classe, affascinante e bello,danaroso, nobile.
E bastardo al punto giusto.
Lucien, per servirvi.
Ah, sono un killer.
Il migliore.
Certo non mi troverete sull'elenco telefonico alla voce "omicidi e simili", ma se davvero
siete gente che conta, se davvero siete parte facente dell'elite del mondo, bhe, il mio
numero, presto o tardi,vi sarà fornito.
Sempre se nessuno abbia già pagato il sottoscritto per avere di voi soltanto il ricordo,
poichè, a quel punto "good bye,my darling...good bye my love" sarebbero le uniche
parole che pronuncerei per voi.
Ma non preoccupatevi, cari potenziali bersagli, non sono un sadico: non sentirete
nulla,prometto.
Cosa?Non vi fidereste mai della parola di un uomo che uccide per denaro?
Pensate forse che non abbia una morale?
Non vi biasimo,in fondo.Sopratutto perchè una morale non l'ho davvero.
Almeno non una che voi potreste accettare o capire.
Ma in fin dei conti quante cose potete davvero comprendere?
Il mio è un mestiere come un altro.Migliore,forse.
E non mi riferisco solo alla retribuzione vergognosamente alta, ma alla sua utilità sociale.
Non prendiamoci in giro, quanta spazzatura è libera di circolare per le strade?
Io sono quello che fa pulizia.
No, non sono un dannato filantropo, non mi ergo a giustiziere dei malvagi e paladino
della legge.
Faccio solo un lavoro che mi piace e fa sentire utile.Nulla di più.
E poi giro per il mondo.
Sono stato praticamente ovunque, dalle metropoli americane ai bassifondi di Hong Kong,
nel cuore dell'Africa e nelle sonnolente città europee.
Ovunque si richieda la mia presenza.
Ed oggi New York.Ancora.
Non mi fa impazzire, preferisco Los Angeles,ma il signor Gatto vuole così.
Solita tariffa.Croccante tariffa.Esentasse.
Aeroporto, uomo con borsalino e "le monde" di ieri.
Solita prassi.
Almeno oggi è una meravigliosa giornata per volare.

martedì 5 agosto 2008

Late Goodbye



Il vento accarezza i miei occhi chiusi, solo la musica ad allietare il silenzio notturno rotto dalle urla del motore.
Oggi sono io.
E continuo a guidare, nella notte, un così tardo addio...
Comprendo il senso reale, nascosto tra le pieghe di un destino mal scritto, criptico e troppo spesso bastardo, così asincronicamente beffardo.
Io ho ucciso segni e premonizioni, ma quello del Don Chisciotte non è un ruolo che mi si addice.
Lo capisco, adesso che il mio riflesso nel bicchiere di Martini mi ricorda chi sono.
Un assassino resta tale per sempre. Non può esserci redenzione.
Ed allora continuo a guidare nella notte, aggiungendo kilometri da te, allontanadomi l'ennesima volta.
Per non tornare più.
No, non volgerò lo sguardo indietro...sono stanco.
E tradito nel profondo.
Avrei dovuto ucciderti, per quanto hai fatto, per quanto hai detto.
Mi limito a gettarti alle spalle, Nadine.
Sorridendo.

martedì 1 luglio 2008

Afrodille



Non credevo che il rumore del cuore potesse essere così assordante.
Batte arrogante, pulsando nelle tempie, attraverso quel foro che si fa strada tra lo schienale della poltrona ed il mio addome.
Dannata, sparare alle spalle...
Nulla di grave.
Sorrido appena, non sento dolore.
Grande invenzione l'adrenalina.
Merde, hai rovinato la mia Saint Laurent.
Afrodille, piccola bimba capricciosa, questa non te la perdono, sai?
Le mie dita scivolano sul tavolino in radica, cercando il portasigarette, incontrando solo il pizzo dei tuoi slip abbandonati nella notte, accanto a due coppe di champagne che ancora sanno delle nostre labbra.
Dove sono? Diamine, ho voglia di fumare.
No, piccina, non guardarmi con quegli occhi gonfi e lividi...respira, non sforzarti di dire qualcosa.
"Ti chiedi se ti risparmierò, ma belle?"
Sorrido, anche se il dolore inizia ad urlare nella mia testa.
"No, non lo farò"
Eccole, dannate bionde...
Porto una sigaretta alla bocca, accendendola, respirando una boccata così profonda da farmi girare la stanza attorno.
"Non sei stata poi così male, questa notte...è un peccato doverti uccidere. Pensa, avrei persino voluto invitarti ad una colazione sulla spiaggia"
Illumino il tuo viso, all'ennesima boccata, tra braci incandescenti della sigaretta ed il tuo corpo sul pavimento, davanti a me.
"Che brutta cera, ma petite"
Continui a guardarmi, con solo il tuo respiro a dar suono ai pensieri.
Click. Il proiettile entra nell'otturatore, il freddo della canna contro il tuo cuore.
Sei così giovane, ed è un brutto mestiere quello che hai scelto.
Il mio.
Ed io un pessimo affare.
"E' stato meraviglioso far l'amore con te".
Ma non mi dai scelta.
La stanza s'infrange di un lampo mescolato alle luci dell'alba, un sibilo sordo.
Un respiro spezzato.
"Sogni d'oro, ma petite. Sogni d'oro"
Il telefono, improvviso, rompe il silenzio del mattino, quel nome sul display...Nadine?

"Bonjuour, ma petite. Come sto, mi chiedi?"
Stringo i denti, il solito sorrisetto in viso.
"magnifiquement, Nadine, magnifiquement...ammiro l'alba".

giovedì 12 giugno 2008

Parole che bruciano in gola



Non avrei voluto trovarti.
Ti ho vista scendere da quel treno, nascosta appena nei tuoi occhiali da sole, così meravigliosa da tagliare il fiato.
Sapevo saresti arrivata, conosco ogni tua mossa.
In anticipo.
Non sai resistere alle tentazioni, ma belle, e questa era semplicemente troppo attraente per lasciarti indifferente.
Non cambierai mai.
E' bastato offrirti una tregua, l'idea di un "sospeso" tra noi...e non hai resistito.
Non baciavi le mie labbra da troppo tempo, le desideravi, le bramavi.
Volevi perderti ancora nei miei occhi, ritrovare te stessa smarrita nelle mie pupille, scolpita dentro l'anima.
Nadine, Nadine, mia vanitosa Nadine...
Ti ho attesa al binario, scorgendo il tuo viso attraverso il fumo della mia sigaretta, ammirandoti tagliare la folla.
Sei magnifica, ma petite.
Non una parola, non un gesto, un cenno di saluto.
Soltanto l'incontro di due sguardi.
Le tue braccia, il mio petto, i tuoi capelli...il tuo profumo.
Mi sei mancata.
Prendo la tua valigia con noncuranza, sollevandola appena, leggera, provando a scacciare il silenzio che sgomita invadente tra noi.
Senza riuscirci.
"Perchè, Lucien?" mi domandi senza voltarti, solo parole scivolate tra le labbra.
"Il perchè di cosa, ma chere?" mentre sfoggio quel sorrisetto che tanto conosci, lo stesso con il quale riuscii a strapparti l'anima.
Sospiri appena, scuotendo impercettibilmente la testa.
"Non ti sopporto, Lucien".
Non ti accorgi del mio movimento. Troppo rapido.
Le mie dita dietro il tuo collo morbido e fragile, contro la pelle della consistenza della pesca, il mio pollice sulla carotide...pronto a sfondarla.
Sono interdetto, ma chere, dimentichi sempre chi sono.
Chiudo gli occhi, riversando nei miei polmoni il tuo stesso respiro, il tuo profumo.
Lasciandoli entrare in me.
"Sei fragile, ma petite" sussuro lieve, carezzandoti le labbra con le mie.
No, non m'importa di sentire i tuoi "lasciami", pronunciati così sommessamente da non esser destianati ad altri se non me...
Non mi importa di quelle mani premute contro il mio petto, del tentativo simbolico di liberarti di me, di quelle unghie che affondano nella carne quasi volessero ancorarmi e non ferirmi...
Non lo vuoi davvero.
Da quanto non senti le mie dita scivolare sulla tua pelle, da quanto desideri il tocco del mio corpo, il mio calore, le mie labbra?
Da sempre, Nadine. Da sempre.
Il sapore della tua bocca, così anelato, mi inonda i sensi, facendomi ricordare chi sei.
Lasciati guardare, Splendore.
"Ti odio, Lucien" mi dici, baciandomi ancora "ti odio".
Sorrido appena, sei bella quando ostenti rabbia e sicurezza.
Voglio solo baciarti, sentirti, respirarti, viverti.
Non ho nulla da dire.
Solo parole che bruciano in gola.

giovedì 22 maggio 2008

Sputando sangue e pezzi d'anima




Il calore del suo sangue andava disperdendosi nella sabbia, macchiandola del rosso intenso del cuore e della vita stessa.
Lucien giaceva disteso sulla schiena, gli occhi fissi su di una luna offuscata e fragile, il rumore della bonaccia a coprirne i respiri ansimanti e rapidi.
Il volto macchiato, un rivolo scendeva lento lungo la bocca, il risultato di una notte cominciata sotto i peggiori auspici.
"Nadine" provò a dire, aggrappandosi a quel nome, quasi fosse la sua stessa vita. Tossì, sputando sangue e pezzi d'anima.
La donna lo guardava con un lieve sorriso, carico di tristezza malcelata, gli occhi lucidi di chi non ha avuto scelta.
Appoggiò appena dita smaltate di rosso su quelle labbra macchiate, portandole lentamente alle sue, quasi volesse conservare di lui quell'essenza anelata.
Essenza che da sempre le apparteneva.
Ed una lacrima scese leggera lungo la guancia pallida, confondendosi con gocce di sangue amate, quasi anche loro volessero incontrarsi un'ultima volta.
"Nadine..." pronunciò quel nome, ancora, poco più di un flebile sussurro perso nella risacca.
Sapeva che Lei era al suo fianco, ne avvertiva il corpo caldo disteso accanto al suo , confortandolo dal freddo che lentamente s'impadroniva dei suoi sensi.
Ed era tutto ciò che potesse desiderare.
La luna era adesso null'altro che un alone scuro nel suo orizzonte, una macchia luminosa, ma non gli importava.
Non più.
Non aveva più bisogno di occhi per vedere Nadine danzare con lui, ammirare il suo sorriso addormentato, lo splendore del suo viso tra le lenzuola del loro letto...
"Ti porterò via con me, Nadine" sospirò rauco del suo sangue "Balleremo ancora, come quella notte...".
Sorrise, abbandonando il suo respiro tra le onde.
Nadine poggiò le labbra su quelle di Lucien, fredde, dischiuse in un ultimo bacio.
"Addio, Lucien" sussurrò appena, chiudendogli gli occhi "Addio".

mercoledì 9 aprile 2008

Lucien - Capitolo Non lo So



Attendevo senza troppa convinzione, nascosto tra le ombre proiettate dai lampioni, solo quelle dannatissime sigarette a rivelare la mia presenza.
Dovrei smettere di fumare.
O forse dovrei smettere di ricominciare ogni volta che le cose mi sfuggono di mano.
Nadine, Nadine. Dannata Nadine.
Prepari i tuoi bagagli, l'espressione confusa mentre le dita scivolano sui tuoi abiti più belli, tra le stoffe di quella lingerie che di te ho soltanto immaginato.
Già, di pura immaginazione ho la testa fottuta...
Eppure credevo che la tua follia non fosse contagiosa, m'illudevo che il tuo non fosse un morbo capace di scavare anche dentro le mie cellule.
Merde.
Cosa ci faccio ancora qui, sotto casa tua, troppo intento a spegnere sigarette fissando la tua silhouette comparire dietro le tende?
Non lo so...non lo so.
Vorrei sfondare quella porta a calci, piombare nella tua stanza e scaraventare via quella valigia dal letto, baciarti e dirti che non te ne andrai via così, che non ti lascerò partire senza almeno aver scavato una cicatrice sulla mia anima, senza prima cucirti addosso un pezzo di me...
Ed allora per quale dannata ragione non riesco a muovermi da qui?
Dimmelo.
Dannato me, dannati i tuoi occhi.
Se solo non t'avessi mai incontrata, Nadine.
Sei quel vizio che non riesco a smettere.
Mi annebbi, tu e quel tuo sorriso, le tue parole abbandonate sulle mie labbra...
Ti ammazzerei, se solo potessi.
Un killer che non riesce ad ucciderti...che scena ridicola, non trovi?
Tu sai che sono qui, avverti il mio respiro, i miei pensieri...
Ed allora perchè non mi cerchi? Cosa vuoi da me, Nadine?
Forse vuoi tutto quello che non posso darti, o forse non te ne importa affatto.
O semplicemente non ti fidi di me.
Non mi conosci, non sai chi sia in realtà.
Ti capisco, ma chere...
Eppure ti ho dato più di quanto io dia a me stesso.
Non sai che sono un assassino.
Magari lo hai intuito ed hai deciso di fuggire.
Certi segreti devono restare tali, graziosa signorina.
Se tu sapessi, io non avrei altra scelta che uccidere anche te.
La mie menzogna, il mio tacere, per quanto doloroso, null'altro è che istinto di protezione.
Esatto, Nadine. Non voglio farti male.
Forse per questo non riesco a muovere un passo, forse non ho paura di perdermi in te...ma ho solo paura di perdere te.
Non ti fermerò, Nadine.
Non voglio farti male.
Non più di quanto ne stia già facendo a me...
Un'ultima sigaretta, Nadine, e poi me ne andrò.
Voglio guardarti un'ultima volta.
E poi...non lo so.
Non so più nulla, Nadine.
Se solo non fossi Lucien...

martedì 4 marzo 2008

Cenere alla cenere

Nadine, Nadine...
Quanti pensieri, quante notti prive di sonno...quante emozioni.
Questa notte è stata l'ultima.
Osservo l'alba, splendido momento per abbandonare al vento parole che non ho mai pronunciato...
e che non pronuncerò mai più.
“Ti amo, Nadine”.
Sono come seta, morbide e delicate, avvolgenti, calde.
Così dannatamente vere da apparir vive.
Da poter essere uccise.
Nadine, Nadine...pensiero ricorrente, mio infinito...devo ucciderle, lo sai?
E' questione di sopravvivenza, ma chere...
Non conosco nulla di te, mi sono lasciato travolgere, fidandomi, permettendoti di scavare a fondo nel corpo e nell'anima...sei cenere, ciò che resta di un incendio che mi ha bruciato fino alle ossa. Sei polvere.
Non posso lasciarti andare oltre, non così.
Non c'è più spazio per il gioco, la vita bussa alla porta di questa suite nelle vesti della donna di servizio: silenziosa, discreta e pronta a far pulizia della cenere.
Lascio Montecarlo, ma chere, è tempo di rimettersi in viaggio...
...mi ritroverai, se lo vorrai.
Se lo vorrò davvero.
Devo andare, Nadine, non senza prima aver ucciso quelle parole...
“Ti ho amata”.

domenica 2 marzo 2008

Parole e Cicatrici

Suite Churchill

Nadine, Nadine...
Avevi previsto tutto.
Sai come entrare nell'anima per non uscirne più.
Le dita scivolano veloci sulla busta, s'insinuano ad estrarre voraci quel foglio così profumato di te, quasi potessero leggere le tue parole.
La tua calligrafia è splendidamente nervosa, così pregna dell'emozione che ti domina nell'istante in cui graffi quella pagina...
Leggo di te, del dubbio e della paura, di quel grido che ti trascina lontano.
Nadine...hai davvero paura di me, di te.
Paura del suono della parola “noi”.
Non ti biasimo, ma petite.
Sei fragile, insicura. Non sai davvero ciò che vuoi.
Urli libertà e temi solitudine, cerchi il calore di un corpo ed il freddo del vento, il sogno e la cruda realtà.
Che splendida creatura sei.
Dannata.
Le tue parole scivolano come pioggia sulla pelle, avvolgendomi quasi fossero di te mani e labbra...
Non t'innamorerai di me, sostieni...ma puoi davvero crederlo, quando sono i tuoi pensieri ad invocarmi nella notte?
Il tuo spettro aleggia in questa stanza, ne avverto il peso nel profilo delle tue labbra sul mio Martini, nel freddo di lenzuola che parlano di te e di me.
Sei qui, Nadine. Lontana chilometri, ma pur sempre qui.
Forse è solo dovuto al mio tenerti sigillata nell' anima, senza nessuna intenzione di lasciarti andare.
Diamine, siamo della stessa grezza materia, Nadine, argilla che desidera esser modellata da sangue e amore.
Puoi negarlo, se vuoi, nasconderlo a me ed al mondo intero, ma non riuscirai a mentire a te stessa, ma chere.
Nessun luogo sarà mai lontano abbastanza da farti dimenticare i miei occhi, le mie labbra, i miei baci, quelle notti scritte per noi soltanto.
Ti tormenteranno i nostri corpi umidi del sapore delle nostre bocche, le parole sussurrate tra i capelli, la passione delle nostre carni unite in un unico essere...
Ed allora va', ma chere, cavalca la brezza e librati in volo senza me, non ti tratterrò.
Non ti cercherò.
Chiuderò gli occhi ogni volta che vorrò trovarti. E perdermi in te.
Torna, se vorrai, saprò riconoscerti...
Di te conserverò il segno nelle profondità nell'anima, splendida cicatrice, in un luogo accessibile a me soltanto.
Ricordami, se puoi, e custodisci un frammento di me.
Altrimenti illuditi, se ti riesce, convivi con quel vuoto che ti porterai dentro ad ogni alba...
Quel rimpianto che porta il mio nome: Lucien.

venerdì 29 febbraio 2008

Il tuo profumo...

Un altro Martini...
Nuovamente al bancone, seduto e con troppi bicchieri vuoti davanti a me.
Mi sento soffocare, ho bisogno d'aria.
Camminare dritto non mi è difficile nonostante i passi lunghi, il troppo alcool è l'ultimo dei problemi per uno come me...
La notte mi accarezza il viso fuori dal Cafè de Paris, accogliendomi in quel solito abbraccio che troppo bene conosco e che altrettanto amo.
Montecarlo è una splendida donna ogni volta che la tenebra l'avvolge, irresistibile nel suo sorriso riflesso in ogni neon e nei suoi profumi mescolati alla salsedine...
Mi seduce chiamandomi per nome ad ogni passo...sussurrandomi con la tua voce.
Sorriso entrando nella Hall, rievocando il nostro primo incontro, quegli sguardi catturati come in un'istantanea indelebile...
Eri così bella da tagliarmi il fiato prima che potesse scendere nei polmoni.
Nadine, Nadine...
Riappari come uno spettro, un battito di ciglia ubriaco di Martini, e cavalcando i fumi alcolici sparisci...
Non posso fare a meno di continuare a sorridere.
“Bon nuit, Armand”
“Bon nuit, monsieur Lucien. La chiave della sua suite”
Cordiale come sempre.
“Merci, Armand”
Avvio i passi verso le scale, mi attende un altro Martini.
Ho voglia di pensarti ancora, mentre realizzo quanto queste chiavi siano così pesanti quando si è soli a portarle.
“Attend, monsieur!” la voce di Armand mi blocca a pochi metri dal bancone “c'è una lettera per lei”.
Un solo sguardo, il tuo nome sulla busta.
Nadine.
Ed il tuo profumo, improvviso, inonda i miei sensi...

giovedì 28 febbraio 2008

Lucien - Capitolo II parte Seconda

La giornata procede lenta,uguale alle altre, persa nei Martini, tra sorrisi maliziosi, natiche abbronzate e seni prorompenti fasciati Chanel.
Non che sia poi così male la vita in Costa Azzurra, s’intende, non che si possa mai dire il contrario.
Sarebbe antireligioso, quasi blasfemo. Un insulto a Dio.
Purtroppo l’Onnipotente,nell’ideare il paradiso,non tenne conto di quel dramma che affligge la sua creatura prediletta, quella che dall’alba dei tempi l’ attanaglia, quella che la spinse ad assaggiare il frutto proibito per il semplice gusto di trasgredire: la noia.
Infatti mi annoio. Dannatamente.
Non riesco a stare immobile,inattivo,fermo.
Mi rimane troppo tempo per restare solo con me stesso.
Ed io non lo voglio.
“Ragazzo, un altro Martini ,per favore!e non dimenticare l’oliva…”beviamoci su, sperando che i miei demoni possano morire affogati dall’alcool.
Merde, a quanto pare non solo sanno stare a galla, ma nuotano che è un piacere…
Mi fissi dal bordo della piscina, silenziosa, l'espressione vuota.
“Sei sempre qui,ormai non mi stupisco più…anzi, finirò col chiederti di sposarmi,se questa convivenza dovesse continuare”Rido di cuore nonostante tu abbia negli occhi quello sguardo vitreo.
“monsieur, tutto bene?”una voce mi sveglia dalla fantasia.
“COME?ah,si…parlavo tra me,nulla di più.”ma non deve essere stata una risposta troppo convincente, da quanto lascia intendere l'espressione del mio inquisitore.
Lo sguardo cade tra le troppe coppe di martini vuote sul mio tavolino.
“Ne è sicuro?credo lei abbia bevuto troppo”incalza quell’uomo obeso e stempiato, con la tipica falsa gentilezza di un pescecane in vacanza.
Ma vaffanculo.
Se avessi a disposizione una .38 probabilmente piazzerei una pallottola in fronte a questa testa di cazzo, lo ammazzerei anche gratis. Forse pagherei addirittura per poterlo fare. Mi hanno sempre innervosito i ficcanaso.
“Non si preoccupi,sto bene. Come le ho detto,pensavo ad alta voce.”
E la smetta di rompermi i coglioni, per cortesia.
Si, effettivamente ho bevuto troppo, ma sono in vacanza, dannazione!
Sempre ligio alle regole, pignolo e perfezionista, paranoico. Adesso voglio godermi un meritato riposo. E voglio il mio maledettissimo Martini.
“Ragazzo,un altro”dico fulminando con lo sguardo l’idiota di prima.
Abbozzo un sorriso,mentre il codardo frettolosamente guarda altrove.
Ne vuoi uno anche tu?Non posso ordinarne un secondo, ma chere, mi prenderebbero per folle.
Non volermene, per oggi non intendo allestire altri teatrini. Bevi dalla mia coppa, se vuoi.
Perché invece non fai un tuffo?ti raggiungerò in un attimo, il tempo di mandarlo giù…
Chiudo gli occhi per qualche istante, attorno a voci di ogni età e sesso, rumori di corpi che incontrano fragorosamente l’acqua della piscina, tintinnii di coppe e bottiglie, risa e profumi di alcol, cosmetici e cloro. Annullo me stesso,godendomi il sangue che pulsa violento nelle mie vene,raccontandomi che sono vivo, godendomi fino in fondo la sbronza.
Ho l’impressione di galleggiare un metro sopra terra, leggero, contro ogni legge della fisica…
“monsieur, mi perdoni, la desiderano al telefono”
Piombo a terra e riapro gli occhi,di scatto.
Tu mi fissi ancora dal bordo della piscina, i capelli bagnati, circondata d’acqua rossa del tuo sangue, inespressiva.
“monsieur?”volgo lo sguardo al ragazzo,diffidente e stizzito.
“Avevo dato esplicito comando di non passarmi alcuna telefonata”
“chiedo scusa,ma ha detto che si trattava di una questione importante. Ci ha assicurato che lei avrebbe compreso…”.
“Va bene,v a bene”replico non troppo convinto, prendendo il telefono dal vassoio in argento ed allontanando con qualche Euro il il ragazzo.
“Sono in vacanza, Monsieur Gatto” è il pensiero che quasi vomito dal fastidio.
“Sono spiacente di disturbarti, mio caro Lucien, ma i Migliori non hanno ferie, e tu sei ancora il migliore, vero?”.
Colpo basso, Bastardo.
“I suoi modi non la smentiscono mai, Monsieur Gatto, ed il rispetto è ancora qualità che non le compete affatto”. Per un istante il silenzio suonò minaccioso come una dichiarazione di guerra.
Non era certo uomo da tollerare simili atteggiamenti e, per quanto io possa essere il migliore sulla piazza, sono soltanto un uomo di carne e sangue. E sono solo.
Se soltanto decidesse di farmi fuori, sarei un cadavere ambulante, il mio massacro sarebbe questione di tempo per uno che può contare sulla forza dei numeri.
Pensate si possa scappare a lungo da un centinaio di sicari il cui obiettivo è ridurti ad una macchia sanguinolenta del pavimento?
“Non mi provochi, Lucien, non approfitti della mia pazienza. Ho un lavoro urgente per lei. Non me lo faccia ripetere. Non le conviene.”
Prima o poi ti sventrerò con le mie mani,dico a me stesso pregustando quel momento.
“Nella sua camera troverà istruzioni. A presto. Ah,dimenticavo: questa volta non spenga il cellulare.”
Aveva riattaccato ancor prima che potessi replicare.
Ma forse è stato meglio così.
E tu dove sei, mio bel fantasma?Hai deciso di non tormentarmi,per il momento?
Peccato,la tua compagnia cominciava a piacermi.

mercoledì 13 febbraio 2008

Nadine

“Ella lo invitò a sé con gli occhi, chinò il proprio volto sul suo e gli posò sulla bocca la bocca, ch’era come un fico appena spezzato. Lungamente lo baciò Kamala, e con profondo stupore Siddharta sentì quanto ella lo istruisse, quanto fosse sapiente, quanto lo dominasse, ora respingendolo e ora tirandolo, e soprattutto intuì come dietro a questo primo bacio stesse una lunga, una bene ordinata, bene esperimentata serie di baci, l’uno dall’altro diverso, che ancora lo attendevano. “

“Siddharta", Herman Hesse


Cafè de Paris, Montecarlo, 1998

Nadine era semplicemente splendida.
Non potevo nascondere lo sguardo dai suoi occhi, non potevo staccarlo.
E non ci sarebbe stato altrove posto migliore dove posarlo.
Lei era il centro di tutto, gravitavo attorno a lei, troppo intento ad osservare ogni singolo movimento di quelle labbra rubino.
Le parole non avevano significato mentre il loro suono accarezzava i timpani, non le ascoltavo, la mia razionalità dispersa nel vento...
“Ti piaccio, vero?”parole con il sapore tagliente del metallo, quelle pronunciate con disinvoltura dalle sue labbra, capaci di trascinarmi fuori dal sogno ad occhi aperti.
Per poco non caddi dalla sedia.
“Come, scusa?” fu l'unica cosa che riuscii a dire.
“Io ti piaccio, lo so. Non puoi nascondermelo”
Abbozzai un sorriso sospeso tra l'ironia e la sfida.
“Non credi d'esser troppo sicura di te, ma chère?”
Nadine portò la coppa alle labbra, sorseggiando appena il vino rosso sangue, quasi stesse assaporandolo direttamente dalle mie vene.
“No, Lucien, non lo credo affatto. E' palese, lo si capisce da come mi fai sentire bella, interessante...”
Silenzio, mentre i suoi occhi entravano pesantemente nei miei.
“...da molto non mi sentivo così”.
Dannata stronza...

giovedì 10 gennaio 2008

Lucien - Capitolo II

E' solo di un pò di sesso, ciò di cui hai bisogno adesso.

Continuo a ripetermelo, quasi una cantilena nella mia testa, inarrestabile e monotona, mentre quella bionda caricata al Cafè de Paris mi prende tra le labbra senza risparmiarsi.

Ci sa fare, la signorina, sembra avere tutta l'esperienza di una donna con gli anni di mia madre, ma in un corpo che non arriva al quarto di secolo.

Niente male, le ragazzine d'oggi,sono pronte a farsi sorseggiare come un Martini dry ad un party...

No,non mi dispiace affatto, non ho figlie.

Ho solo una dannatissima voglia di distrarmi,non pensare.Annullarmi.

Quale altro modo conoscete oltre al sesso?

Io nessuno.

Nulla più che semplice carne che chiama carne, che brama carne, che morde carne, famelica, rozza,furiosa.

Carne e sangue, nella vita e nel letto.

Quasi una maledizione.

"che ti prende?dove hai la testa?"mi chiede con quella sua vocetta amorfa,tipica di chi è appena uscita dalla pubertà.Non rispondo,le mie mani parlano per me afferrandole la testa e spingendola contro il mio membro con forza.

"'Sta un po' zitta,lasciami pensare"sembra dire il mio silenzio.

Ho lei davanti, avvolta da quella vestaglia bianca,le sue lacrime, il letto madido.

Il suo sangue.

Sono stato io.

Perchè mi perseguiti ancora?cosa vuoi?

Ti sento,lo sai...le tue mani,scivolano sul petto,le unghie...digrigno i denti,mi fai male,se le affondi...

No, non smettere!fammi sentire ancora le tue labbra,così,serrale ancora...mi togli il fiato prima che scenda nei polmoni...

No, non voglio aprire gli occhi, non voglio vederti, Tu non ci sei.

Non esisti, sei morta,ti ho uccisa.

Sono stato io.

Allora perchè ti vedo sorridere sopra di me, mentre il mio sesso ti affonda dentro spietato, mentre stringo i tuoi seni tra le mani?

Resta, non fermarti...ti voglio, ancora ed ancora,lasciati prendere,con forza...accoglimi, umida del piacere,vogliosa...lasciati travolgere,mentre chiudo gli occhi...

I tuoi gemiti mi riempiono la mente, sei così calda e sensuale, eccitante da perdere i sensi e smarrirsi insieme ad essi...

Sento solo i tuoi baci umidi ed affannati cercare la mia bocca, le tue labbra bagnate scivolare sul mio sesso, i nostri corpi stretti e sudati diventare una cosa soltanto.

Mi stordisci, il cuore pompa sangue all'impazzata, fregandosene della testa che sembra voler scoppiare, tenedo il ritmo del tuo bacino,del tuo sesso...

Non respiro, tanto intenso è il piacere, non ho la forza di emettere un suono mentre l'orgasmo si riversa dentro te.

Ti accasci su di me, esausta,come me, travolta dal piacere. Come me.

Non riesco a d aprire gli occhi, i tuoi capelli sul mio petto ed il contatto dei corpi è tutto ciò che voglio sentire. Non voglio guardarti.

Ho paura di non trovarti.





Non è stato semplice liberarsi di quella petit putain, sembrava non volersi sollevare da quel letto.Non è difficile intuire la ragione.

Alla mia età non avrò più le energie di un ragazzino, ma conosco quello che una donna vuole.

Il problema è che spesso le donne non conoscono quello che davvero voglio io:

una scopata degna di questo nome, e poi fuori dalla mia vita.

Fuori dalle palle.

Non mi sembra di chiedere molto.

Eppure non sembra,voleva fare conversazione, sapere chi sono, conoscere il mio lavoro.

Tutto questo dopo aver immaginato di far sesso con una donna che non era lei.

Morta, per giunta.

Mi vien da ridere.

"Ti chiamo", le ho detto quasi sbattendola fuori dalla porta della camera 209 con indosso le sue calze rotte e la camicetta strappata,quasi non vedessi l'ora di restare solo.

Una volta ancora.