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domenica 15 giugno 2008

La vita, il teatro e tutto il resto...



Un passo, immerso nell'ombra di un sipario che appena dischiude...
Il cuore suona in petto ritmi africani, il respiro si fa lungo come a cercar pace, le ginocchia lottano con i nervi per non tremare, quel groppo in gola non accenna a scendere.
Le voci si attenuano, solo un lieve brusio dalla platea.
Il silenzio.
Li osservi in volto uno ad uno, seduti in prima fila, nell'oscurità.
Alti, grasse, mogli, figli, mariti.
Umanità in provetta, sotto vetro.
Travestita da spettatore.
Ed Argan preme nella tua mente, sgomitando nella sua vestaglia, urlandoti "Ehy, ridammi il corpo!entro in scena io! Non mi servi!"
Abbozzi un sorriso, terrorizzato.
Silenzio attorno a te, avverti i loro respiri, l'impazienza che aleggia così fitta da poterla afferrare e stringere.
"Sbaglierai battuta, lo so" continua a ripeterti Argan "lasciami la scena!"
Fiat lux.
Solo un occhio di bue puntato in faccia, pallido cencio...non hai scelta.
Ti fissano, si aspettano qualcosa, non importa cosa.
Una risata, una lacrima, un dubbio.
Un'emozione.
I loro occhi.
Non li vedi.
Li senti addosso.
Non hai scelta, è l'ora di Argan.
Che vuoi che sia? Solo battute e tempi, giochi di parole, voce così impostata da non appartenerti più...
Ma che t'importa? E' il teatro!
Non sei uomo, persona, storia.
Sei Argan e mille altri.
Sei ogni cosa.
E niente.
Sei l'applauso.

Mi manchi, palcoscenico...